reperti balistici

REPERTI BALISTICI A CONFRONTO: Cartucce ricaricate possono sviare le indagini 

Sin dalle origini della balistica forense, i reperti balistici rappresentano un punto di riferimento fondamentale nei confronti comparativi. Tuttavia, la situazione si complica quando i reperti provengono da munizioni ricaricate, specialmente se contenenti proiettili già sparati. In tali casi, quali sono le implicazioni per le indagini balistiche e quali i risvolti nel processo penale?

Se le munizioni ricaricate utilizzano proiettili recuperati da un precedente sparo, le possibilità di un confronto certo e affidabile diminuiscono drasticamente. 

 

Premessa sul confronto dei reperti balistici 

Le operazioni investigative mirano a stabilire se una determinata arma possa aver sparato i colpi rinvenuti. Ciò si realizza attraverso un confronto microcomparativo tra i reperti (bossoli, proiettili, frammenti di camiciatura, borre, etc.) e i campioni “sperimentali” generati dallo sparo con l’arma sospettata. Se tra questi si evidenziano coincidenze significative, di natura sia quantitativa che qualitativa, si può formulare un giudizio di positività balistica.

Durante il ciclo di sparo, l’arma lascia impronte caratteristiche, dette “impronte primarie”, che si formano sulle superfici dei bossoli e dei proiettili. Queste impronte sono generate dal contatto tra le parti meccaniche dell’arma (come otturazione, espulsione, estrazione) e i materiali delle munizioni, come rame, ottone o altri metalli. La formazione di tali impronte è influenzata dalle pressioni generate durante lo sparo, che causano l’espansione del bossolo e la marcatura delle superfici di contatto.

L’individualità di un’arma si manifesta nelle sue impronte balistiche, che rappresentano una “firma” unica, derivante da caratteristiche morfologiche proprie delle superfici metalliche e delle lavorazioni meccaniche. 

Per questo motivo, un confronto tra impronte di bossoli e proiettili può offrire risultati molto affidabili, a patto che siano state correttamente ottenute e analizzate.

 

Le peculiarità e le metodiche dei reperti balistici

Anche due bossoli esplosi da armi identiche, come ad esempio due Beretta 92, possono presentare differenze morfologiche evidenti, dovute alle varianti di produzione o alle condizioni di utilizzo. 

La microcomparazione si svolge mediante l’utilizzo di microscopi e strumenti di misura che permettono di confrontare impronte di espulsione, estrazione e otturazione, verificando la sovrapposizione e la coincidenza di dettagli morfologici.

Le impronte di espulsione si trovano generalmente sulla superficie del bossolo, mentre quelle di estrazione si riconoscono sui bordi e nelle zone di contatto tra il bossolo e le componenti dell’arma. La corretta posizione e orientamento di queste impronte sono fondamentali per stabilire una corrispondenza tra reperto e arma.

Per i test di sparo, è importante utilizzare munizioni quanto più possibile simili a quelle trovate sulla scena del crimine, considerando non solo il calibro, ma anche il lotto di produzione, il peso del proiettile e il tipo di cartuccia. La mancanza di tali requisiti può portare a risultati non affidabili, poiché variazioni nelle caratteristiche della munizione possono alterare le pressioni di sparo e di conseguenza le impronte lasciate.

 

Problemi e rischi nelle munizioni ricaricate

Le munizioni ricaricate possono rappresentare un insidioso elemento di disturbo nelle indagini balistiche. 

La loro natura può portare a diversi problemi:

  • Utilizzo di bossoli con impronte di espulsione e estrazione preesistenti: se le munizioni sono state ricaricate su bossoli già utilizzati, le impronte di contatto possono provenire da un precedente sparo con altra arma, complicando il confronto.
  • Proiettili recuperati da spari precedenti: l’uso di proiettili già sparati e riutilizzati nelle munizioni ricaricate può portare a residui di rigature e impronte di riga che non corrispondono all’arma in uso nel delitto.
  • Dosi insufficienti di polvere: munizioni ricaricate con dosi di polvere troppo basse potrebbero non lasciare impronte distintive o residui di pressione adeguati, rendendo difficile il confronto balistico.
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Un caso emblematico: munizioni ricaricate per sviare le indagini

Un caso giudiziario recentemente analizzato ha evidenziato le complicazioni derivanti dall’uso di munizioni ricaricate. 

Sulla scena del crimine furono rinvenuti un bossolo e un proiettile, mentre le munizioni rinvenute nel caricatore erano state ricaricate con proiettili recuperati da spari precedenti. Le indagini rivelarono che le cartucce montavano proiettili con residui di rigatura già presenti, ottenuti da lavori di ricarica non professionale o deliberatamente manipolati.

Il confronto balistico tra bossolo e arma sospettata mostrarono coincidenze di impronte di espulsione, estrazione e otturazione. Tuttavia, il proiettile estratto dalla vittima presentava impronte di rigatura già esistenti, che erano state lasciate da un precedente sparo con arma diversa. La sovrapposizione di queste impronte rese impossibile un confronto definitivo, mettendo in discussione la certezza dell’attribuzione.

In questi casi, si sospetta che le munizioni siano state manipolate appositamente per complicare e sviare le indagini, magari ricorrendo a munizioni di seconda mano, ricaricate con proiettili recuperati o con dosi di polvere insufficienti così da disorientare le prove.

 

Conclusioni sulla compromissione di reperti balistici

La diffusione delle munizioni ricaricate e l’uso di proiettili recuperati rappresentano una sfida significativa per gli operatori balistici e per il sistema giudiziario. 

Le analisi microcomparative, se non condotte con attenzione e con materiali idonei, possono risolversi in risultati dubbi o inconcludenti. La presenza di impronte di rigatura preesistenti su proiettili o bossoli può portare a falsi positivi o a interpretazioni errate, con conseguenze potenzialmente decisive nel processo penale.

L’ipotesi che le munizioni ricaricate siano state utilizzate per sviare le indagini non può essere esclusa, soprattutto in contesti criminali organizzati o in casi in cui si voglia eludere la prova balistica. La tecnologia balistica moderna, con tutte le sue potenzialità, deve essere affiancata da un’analisi critica e sempre attenta alle possibili manipolazioni, affinché la giustizia possa fare affidamento su risultati affidabili e certi.

È quindi fondamentale che le investigazioni balistiche considerino attentamente tutte le possibili manipolazioni delle munizioni e che le procedure di confronto siano eseguite con rigore scientifico. La verifica dell’attinenza tra munizioni trovate sulla scena e quelle utilizzate nel delitto deve basarsi su criteri di similitudine rigorosi, tenendo conto delle eventuali anomalie o manipolazioni.

Per effettuare comparazioni e studi dettagliati dei reperti balistici in maniera approfondita contatta CTP Italia: i nostri esperti saranno in grado di risolvere ogni dubbio. 

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